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C’era una volta… 

LA FIERA DEI BAMBINI NEL SECOLO SCORSO

C’era una volta la Fiera del Soco. Intendiamoci, non che la Fiera sia scomparsa, anzi: oggi più che mai è attiva, vitale e al passo con i tempi, tanto che ogni anno attira a Grisignano durante la settimana di eventi quasi un milione di persone.
Proprio per rimanere sempre attuale, però, la Fiera nel corso degli anni si è evoluta e ha cambiato pelle, rappresentando lo specchio fedele dei profondi mutamenti sociali ed economici conosciuti dal territorio veneto.
Ma se potessimo per magia tornare indietro nel tempo, a rivivere la Fiera tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento, che cosa ci troveremmo davanti agli occhi?
Lo abbiamo chiesto a tre “memorie storiche” di Grisignano di Zocco, Alviano Zampieron (classe 1931), Enzo Rubin (classe 1935) e Giovanni Baston (classe 1947), cresciuti assieme alla Fiera in quei decenni.

LA FIERA COME PREMIO

Oggi come allora, la Fiera era un appuntamento imperdibile soprattutto per i bambini. “Dopo la scuola, tutti noi lavoravamo in campagna con i nostri genitori – ricorda Zampieron -. In quei giorni avevamo uno stimolo speciale: se fai il bravo e mi aiuti, dopo andiamo alla Fiera. Erano i giorni di tutto l’anno in cui eravamo più ubbidienti e servizievoli”. Le giostre c’erano anche allora, ma erano un po’ diverse: “Prima ancora della guerra, la prima giostra che ricordo di avere provato è stata quella delle catenelle. Il movimento rotatorio non era garantito dall’elettricità, bensì da un povero cavallo da tiro che faceva girare la giostra e tutti noi bambini”.

LE SPECIALITÀ

Oggi molti si ritrovano in Fiera per gustare le succulente grigliate proposte dai vari stand. “Le salsicce adesso vanno per la maggiore, ma non è sempre stato così – racconta Rubin -. Quand’eravamo ragazzini noi, le baracche in genere proponevano soprattutto trippe e folpetti, mentre noi bambini non vedevamo l’ora di passare dai banchi dei dolciumi per prendere le patate americane e il cartoccio delle spumigliette e dei croccantini dolci che chiamavamo sagra”. “Un’altra cosa che non mancava mai era il latte – aggiunge Zampieron -. Per fare bella figura, molti mercanti di bestiame evitavano di mungere le vacche nel giorno precedente la vendita, così una volta perfezionato l’acquisto diventava urgente mungerle subito, povere bestie. E allora, per tutti, c’erano dei gran piatti di riso e latte”.

GLI ANIMALI

Gli animali erano la vera attrazione del Soco. Nei giorni della Fiera, venivano scambiati migliaia di capi; Grisignano era un centro importantissimo soprattutto per quanto riguarda il mercato dei cavalli: “Il prezzo stabilito alla Fiera valeva per sei mesi in tutto il Veneto – spiega Baston -. Il Soco rappresentava un appuntamento centrale per la società contadina della pianura veneta, e per questo arrivavano qui persone che percorrevano decine di chilometri a piedi o in bicicletta, e fin dal primo mattino si dedicavano alle trattative condotte dai mediatori”. Ed erano animali anche i premi delle prime lotterie, come ricorda Zampieron: “Si poteva vincere un’oca, una gallina, un vitello, un salame, un cesto di uova, dei pulcini… possono sembrare premi poco attraenti, ma all’epoca erano senz’altro graditissimi”.

I CANTASTORIE

Uno dei ricordi più vivi di Enzo Rubin è legato ad un’altra figura tipica della Fiera di una volta, il cantastorie: “Oggi li definiremmo artisti di strada. Si accompagnavano ad uno strumento, ad esempio una fisarmonica, e iniziavano a raccontare storie che spacciavano per vere, ma di certo in realtà erano molto romanzate – spiega -. Noi bambini rimanevamo incantati ad ascoltare questi racconti pieni di elementi paurosi, delitti, morti misteriose. Ben prima che arrivasse la televisione, questi racconti ci facevano vedere un mondo a noi sconosciuto, in bilico tra realtà e fantasia, e per questo molto affascinante”.

UN PAESE IN FESTA

Baston sottolinea come negli anni della sua infanzia la Fiera fosse una festa attesa da tutta la comunità di Grisignano: “Era una settimana extra-ordinaria e tutte le famiglie del paese ne approfittavano per guadagnare qualcosa offrendo servizi alle migliaia di persone che venivano da fuori – racconta -. Chi preparava ricoveri per le bici, chi qualche piatto caldo, chi vendeva oggetti di piccolo artigianato… Ovviamente non servivano licenze, e tutti si davano da fare come potevano, ingegnandosi per accogliere nel migliore dei modi i foresti”.
Uno spirito di accoglienza, questo sì, che è rimasto intatto nei decenni. Oggi come allora, l’Antica Fiera del Soco ogni anno rinnova il proprio impegno per offrire a centinaia di migliaia di visitatori l’occasione di trascorrere qualche ora davvero piacevole in un clima di allegra condivisione.

Ristorante Al Zocco

ALLE ORIGINI DELLA FIERA

C’è un luogo a Grisignano che più di ogni altro è emblematico nella storia della Fiera del Soco: è l’attuale Ristorante al Zocco. La Fiera, infatti, nacque e si sviluppò nel Medioevo proprio nell’area compresa tra questa antica locanda e la chiesetta di Santa Maria del Zocco, situata nell’attuale comune di Arlesega. 

La prima data emersa dalle vecchie mura dell’edificio divenuto oggi il Ristorante al Zocco segna l’anno 1033, e compare nelle antiche carte topografiche custodite nell’archivio della biblioteca Bertoliana di Vicenza come Antica Locanda con data 1252. Dopo l’apparizione della Madonna sopra un “zocco de legno”, nel 1267 iniziò l’annuale ricordo di fede che dà inizio all’Antica Fiera “del zocco”.

Le prime bancarelle con varia mercanzia allora si disponevano proprio nel piazzale del ristorante e il gastaldo, ovvero il gestore del locale, era il beneficiario delle tasse di questi commercianti ambulanti che raggiungevano Grisignano in occasione della ricorrenza “del primo luni dopo l’oto settembre”.

Nel corso dei secoli, la locanda prima e poi il ristorante Al Zocco sono rimasti centro vitale della vita di Grisignano. Tra i molti frequentatori abituali, anche il poeta locale Alessandro Rossi (1920-1992), che descrisse con i suoi versi molti personaggi e luoghi tipici del paese di Grisignano, come appunto “Il Cuoco e la Cusina del Zocco”:
Ghe gera un omo a cusinare / Sior Gianni / Re del magnare, / l’ho visto tutto a fasendare / a mescolar polenta su la cusina. / Ghe gera tante marmite, / dal culo nero infumegate / le gera tacà el muro fermo e sicuro. / E quando la polenta / vegnea butà sora el panaro, con ’na mossa seca e studià / na luna piena la someyava; / Po el cogo la tocava, / con taier picolo la rotondava, / dopo rafredà e brustolà / e ghe metea del bacalà. / Col pocio alla Visentina, / la coga Ester sui piati distribuiva, / polenta col formaio, / polenta col sardeon brustolà. / E questo el saria / el lavoro del cogo dea cusina.

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